Quando ero piccola immaginavo che a 30 avrei avuto una vita meravigliosa, una casa tutta mia, una famiglia, dei figli a cui raccontare storie ed avventure, che mi sarei sentire realizzata oltre che felice.
Poi quando i 30 sono arrivati davvero.
Quella mattina mi sono svegliata ed ho pianto, perchè non avevo neache la metà di quello che pensavo che avrei avuto.
O che mi avevano convito che avrei avuto.
Sono passtai 9 anni da quel giorno e sento che le cose si stanno forse iniziando a mettere apposto solo adesso.
Ho passato gli utimi 4 anni a riprendermi da degli episodi depressivi molto invalidanti, a dare finalmente un nome al mostro che viveva nella mia testa da sempre e a raccogliere i pezzi di amicizie finite senza un vero motivo.

L’anno del cambiamento – 2024
Nel 2024 ho lasciato quello che avevo e sono partita per Lisbona per ritrovare quelle parti di me che avevo perso per strada ; lungi dall’aver trovato tutte le risposte ( anzi) ho tuttavia imparato a farmi le domande giuste, a rivendicare il mio posto nel mondo, a mettere dei confini (sani) a prendermi cura di me e a fare pace con tutte quelle versioni di me stessa che non avevano mai visto la luce.
Un lutto che tutti affrontano ma di cui nessuno parla mai : lasciare andare la versione di noi stessi che siamo stati, che ci siamo costruiti per sopravvivere ad un momento brutto della nostra esistenza, a cui ci siamo aggrappati per non affogare ; oppure al contrario , tutto quello che saremmo voluti diventare ma che abbiamo dovuto lasciare indietro perchè quella cosa li sembrava bella da lontano e una volta “li” non ci sentivamo davvero appagati.
Parlando di me mi riferisco :
Alla me ragazzina che voleva fare nuoto agonistico fino alle Olimpiadi
Alla me che voleva scrivere sceneggiature
Alla me che studiava danza classica o la me che avrebbe voluto traformare la Capoeira in un percorso più strutturato.
Alla me che ha scoperto di amare tutte le persone ma troppo tardi, la me che voleva organizzare eventi (larp, matrimoni, conferenze) o la me che voleva andare in radio.
Resta ancora quella che vuole avviare una attività tutta sua, che vuole fare il Cammino di Santiago, creare una set di tarocchi, scrivere un libro, fare un Ted o uno spettacolo in teatro.
Perchè ti dico tutto questo? Perchè non sei davvero in ritardo nella vita.
Non sei in ritardo , sei solo stanco

Se solo stanco di portare una maschera che gli altri hanno scelto per te, stanco di aspettare il tuo momento quello in cui riconosceranno i tuoi sforzi e ti daranno quello che ti hanno promesso da sempre.
Sei stanco di vivere per gli occhi delle altre persone, di rimandare i tuoi sogni al weekend o viverli solo nelle ferie, di essere talmente preso dal lavoro da dover dimeticare ed accantonare tutto il resto.
Stanco di fare cose che ti fanno sopravvivere, cercando espedienti con cui rilassarti, ma che alla fine non ti ricaricano mai del tutto. Ti tengono solo anestetizzato, calmo, come quando prendi il Valium per dormire, ma il dolore e l’ansia si stanno solo riposando, non sono davvero spariti.
Non sei in ritardo, sei solo stanco di non potere essere chi davvero vuoi, amare chi davvero vorresti, vivere la vita come vuoi e non come gli altri si aspettano da te perchè “è cosi che si fa”
Ci hanno formato per dei ruoli e per un modo che ormai non c’è più, ma mentre le vecchie generazioni hanno fatto il loro tempo e ora vedono quello che c’è dopo, noi Millenniasl ma anche la Genz e tutti gli altri, viviamo in un presente in cui non vediamo futuri possibili diversi.
Ricorda che non sei solo

Questo fa paura, tanta, specialmente perchè trovare ora gli strumenti per andare avanti sembra sempre più difficile e non vediamo guide valide intorno a noi. Ci fanno sentire esaggerati, sbagliati, ingrati, stupidi, incapaci, ma la verità è che tutto quello che ci hanno insegnato diventa vecchio nell’istante in cui finiscono di spiegalo.
Per chi come me è nato e crescituo tra gli anni 80 e 90, sente di vivere una vità a metà : troppo piccoli per essere presi sul serio, ma troppo grandi per poter fare errori.
Troppo vecchi per “capire” ma troppo giovani per accedere ai ruoli che potrebbero portare al cambiamento.
E’ quindi cosa si fa? Puoi essere vittima della tua vita, dare colpa al mondo, al governo, ai raccomandati, ai tuoi traumi, a chi non ti capisce, a chi ti tratta come un bambino , a chi ti da del vecchio, a chi ti considera come un numero…
Oppure, fermarti un attimo, sorseggiare una tazza di tè freddo limone e lavanda , ringraziare la versione di te che ti ha portato fino a qui ed agire come autore attivo della tua vita.
Io sarò al tuo fianco, una tazza alla volta, un passo alla volta.
Che versione di te stesso vuoi ringraziare?

